Cosa è l’OSMOSI?…come dire chi è Carneade?
Premessa:
- Lo studio dal 1970 ad oggi ha costruito e visionato per i motivi più vari oltre 14.000 scafi vela/motore.
- Nessuna di queste imbarcazioni è mai affondata seguito presenza di processo Osmotico.
- Le uniche affondate/danneggiate seriamente solo a seguito di avvenuto urto contro scoglio (Zirri ecc.).
Quindi definire l’osmosi il “cancro” della Vetroresina non è corretto o almeno non come inteso il significato.
Facendo un paragone fisico possiamo affermare che una “corretta” osmosi è come un problema di reumatismo. Se segnali si presentano dopo i 60 anni avrà una diagnosi di natura fisiologica mente se il problema si presenta già a 20 anni il medico dirà che è un problema patologico provvedendo ad esami/cure.
Tradotto:
a) – se l’Osmosi colpisce uno scafo di vetroresina dopo 15 anni di uso in acqua possiamo classificarlo di natura fisiologica;
b) – se l’Osmosi interessa la barca nei primi 5 anni, siamo davanti ad un processo patologico.
Assorbito:
– il processo innescatosi in a)
– passiamo ora ad esaminare il “dramma” b).
L’osmosi della vetroresina è un processo che si innesca:
– in presenza di materiali e/o barriere SEMI-impermeabili che, immersi e/o a contatto in un liquido/acqua salata/dolce, l’assorbono.
– in presenza di un composito realizzato in vetroresina l’acqua, grazie ad Archimede, veicola all’interno del laminato iniziando dal gel coat per poi interessare gli stradi successivi.
– se il gel coat è di buona qualità e spessore ≥ 40ù/0,4mm, se laminazione è stata eseguita a regola d’arte, cioè con assenza di spazi / vuoti tra i vari strati del laminato, questo assorbe in modo ridotto per poi asciugarsi con scafo a terra.
Tutto ciò senza che si formino “blisters/bolle”.
-se invece il laminato non è stato laminato correttamente quindi presenta sacche/vuoti/scarsa impregnazione di resina oltre ad un gel coat di scarsa qualità e spessore, l’acqua salata o dolce (peggio quest’ultima) veicola all’interno del laminato (simple skin) riempiendo i vuoti, scioglie la resina per idrolisi, aumenta volume e pressione.
Da qui la formazione di bolle, che devono essere “circolari” (altrimenti trattasi di altro) che, in base:
– al diametro bolle.
– alla profondità “cratere” /strati interessati.
– al colore del liquido dal trasparente al caramello.
– alla densità del liquido.
– alla pressione di fuoriuscita “schizzo” del liquido.
Si può risalire +/- al periodo di innesco del fenomeno.
Molti di noi abbiamo visto interessare scafi sia vela sia a motore dove i primi sono più numerosi causa una maggiore permanenza in acqua.
Tornando a punto b) possiamo dire di trovarsi alla presenza di una barca non costruita correttamente e che, l’immediata repentina comparsa di osmosi ha solo messo in risalto un laminato interessato da delaminazione tra i vari strati.
Fenomeno da ricondursi ad una fase costruttiva deficitaria da parte del costruttore che a varie cause:
- Costruzione scafo all’interno di ambienti/strutture non climatizzati
- Uso di materiali di scarsa qualità come resine ortoftaliche male conservate, ecc.
- Uso di gel coat di scarsa qualità e spessori inadeguati.
- Uso di vetro Mat/stuoia/tessuti conservati all’aperto non in idonei ambienti (umidità).
- Costruzione di uno scafo su stampo già pre-laminato: gel coat + 2/3 strati fodera, lasciato in attesa di una avvenuta vendita.
- La ripresa della nuova laminazione nello stampo pre-laminato deve essere preceduta da una preparazione corretta dell’ultimo stato fodera esterno/Mat con interventi di accurata carteggiatura, perfetta pulizia ed una mano di stirolo che faciliti in modo ottimale la laminazione / adesione del successivo strato.
- Se l’opera descritta presenta delle falle / distacchi / adesioni fallaci / scarsa impregnazione di resina / nuove interruzioni nel processo di laminazione con intervalli oltre le otto ore senza ricorso a nuova preparazione è normale che il laminato dello scafo prodotto sarà tecnicamente/chimicamente deficitario.
- Il processo osmotico sarà solo la “biffa” di un problema molto più grave.
Esempio edilizio:
- Intonaco del palazzo A) si mantiene integro e privo di criticità dopo oltre 30 anni.
- Intonaco del palazzo B) presenta cadute, distacchi / rigonfiamenti di intonaco tanto da essere transennato dopo 8 anni!
Quali conclusioni: materiali di scarsa qualità, supporto non preparato a regola, applicazione non corretta.
Al centro di TUTTO ciò c’è l’uomo.
Ulteriori fenomeni/comportamenti che possono anticipare lo sviluppo di osmosi.
Avendo parlato di materiali semi-impermeabili è scontato
che detti manufatti meno tempo restano a contatto con l’acqua e minore è il suo assorbimento.
Di qui la differenza tra scafi:
- A motore
- Queste barche avendo un uso prettamente estivo stazionano in acqua per non più di 4-6 mesi i restanti 8-6 sono a terra e spesso al coperto. E’ fisiologico che durante tutto questo tempo il fasciame della carena abbia tutto il tempo di drenare/asciugarsi. Questa situazione porta a “camuffare” anche la presenza di un leggero processo di “blistering” non visibile all’esame ottico specie dopo che lo scafo è già a secco da alcuni giorni.
- A vela
- Queste barche hanno un uso molto più continuativo avendo possibilità anche d’inverno di veleggiare con piacere.
- Sono spesso vissute come case del fine settimana ed attrezzate con ogni confort.
- Il loro stazionamento in acqua è mediamente di 11 mesi lasciando il 12° per la messa a secco stagionale.
- E’ scontato che i tempi di assorbimento acqua da parte dello scafo sono più lunghi mentre i tempi di drenaggio a terra ridotti.
- Da qualche anno causa anche incremento dei costi diversi armatori lasciano in acqua lo scafo per almeno 2 anni prima di fare carena. Decisione che si può comprendere ma che impedisce o meglio rimanda di altri 12 mesi l’esame dello stato della carena. Comportamento che spesso si trasforma in una specie di boomerang economico.
Cosa fare per prevenire l’Osmosi?
Personalmente se si attuano protocolli di manutenzione corretta e la nostra barca ha superato la fase critica degli n. 8 anni, senza problemi “osmotici”, non farei nulla.
Sono contrario ad interventi di natura preventiva. D’altronde sarebbe come sottoporsi a cicli preventivi di chemioterapia x evitare il “cancro”!
Quindi la “moda” attuale di consigliare di riportare al vergine la carena fino al gel coat per poi applicare 1-2 mani di primer a base epossidica lo ritengo solo un aggravio economico non indifferente per l’armatore con una serie di inconvenienti nel tempo, quali? (*).
Convinzioni tecniche in 50 anni di esperienza.
Quando ho partecipato alla costruzione dello Ziggurat 9.16 progetto Vallicelli, assumendone la direzione della produzione nell’1976, conobbi varie persone del settore ed in particolare il Dott. Lucio Pesle, direttore chimico al tempo della Veneziani società che ci forniva diversi prodotti tra cui la famosa antivegetativa Raffaello con un primer di nome Aderglass ed uno sciampo Detersil.
Mi chiese cortesemente di essere avvisato quando fosse stato programmato il 1°carenaggio del 1° scafo prodotto perché voleva presenziare al processo.
Durante la fase preparativa fummo “fermati” dal Dott. Pesle nel momento che vide un operaio che stava per iniziare a carteggiare la carena.
Ci spiegò che era necessario sottoporre la carena solo:
– A lavaggio/sgrassaggio con Detersil (consegnatoci)
– Alla prova dell’acqua con manichetta al fine di verificare il corretto sgrassaggio della cera stampo.
– All’applicazione di primer Aderglass (a “correre”)
– Alla stesura di 2 mani di antivegetativa Raffaello (rossa) Alle richiesta di spiegazioni fece presente:
– Grosso errore opacizzare il gel coat. La sua brillantezza ed integrità migliora l’impermeabilità del laminato.
Ci fece un semplice esempio: “carteggereste una superficie cromata? Rispondemmo No.
– La prova dell’acqua ce la motivò come il lavaggio di una vettura eseguita dal carrozziere per eliminare tracce di sporco/cera prima di procedere alla verniciatura. L’acqua doveva stendersi/defluire a 360° sulla superficie senza lasciare spazi contaminati (cera-grassi ecc.).
Fummo soddisfatti e procedemmo così per tutte le oltre 700 barche prodotte.
Probabilmente, a prescindere dall’accurata lavorazione ed ottima scelta dei materiali di costruzione, FU la corretta procedura di preparazione conservativa dell’opera viva a far sì che gli Zigguratt hanno iniziato a evidenziare lievi processi di “blistering” dopo oltre 30 anni!
– L’Aderglass (rosa) doveva essere steso in modo non uniforme in gergo a “correre” tipo arte povera.
(*) La resina epossidica con relativi primer è sicuramente un ottimo prodotto ma non impermeabile al 100%. Questo fa sì che lo scafo trattato, quando a terra, a grossi problemi per asciugarsi procurando un ciclo inverso. Cioè l’umidità invece di fuoriuscire all’esterno si interiorizza risalendo verso interno dello scafo. Situazione, che anche in presenza di un laminato processato in modo ottimale, non può ritenersi privo di rischi specie:
– se c’è acqua all’interno della sentina scafo in modo permanente.
– se la superficie della sentina non è ben protetta da adeguata verniciatura.
La presenza di acqua e scarsa protezione del laminato sommato ad una difficoltà di drenaggio esterno causa un trattamento epossidico si potrebbe innescare una processo chiamato: lisciviazione (*)
(*) Si verifica quando il laminato resta a contatto con acqua/agenti atmosferici ed è caratterizzato da una perdita di resina da parte stratificato, perdita che lascia esposte le fibre di vetro all’attacco dell’umidità. Questa viene assorbita per capillarità come si ha in un processo inverso dove, lo stoppino ha la funzione di fare risalire l’olio all’esterno producendo la fiamma per la segnalazione stradale.
Come conservare al meglio l’opera viva dello scafo.
Ho già anticipato il mio pensiero come affrontare l’argomento che riassumo:
- Nessun trattamento di tipo preventivo come: raschiare carena, opacizzare gel coat applicando poi primer epossidici.
- Se si vuole ridurre l’assorbimento di acqua in modo preventivo si può procedere dopo corretto drenaggio/controllo a terra ad una carteggiatura leggera antivegetativa se priva di distacchi, ad un lavaggio che elimini polveri ed altro per poi procedere a ≥ 3 mani si Primer MISTRAL della Boero a base di cloro-caucciù realizzando spessori ≥ 40/10.
- Perfetta pulizia, lavaggio ed asciugatura del laminato di sentina per poi procedere a riverniciatura protettiva. Si può usare lo stesso Primer consigliato se non si hanno problematiche di colore: Alluminato.
- In caso di presenza di un processo osmotico grave serve ricorrere alla sabbiatura a secco, frullinatura, gel coat peel (macchina robotica con braccio o pialletto manuale) asportando:
– il gel coat.
– gli strati fodera (mat)
– test visivi sulla corretta impregnazione di resina.
– verifica profondità dei crateri e loro diametro.
– asportazione di 1-2 stati strutturali se necessario.
Questa operazione può essere eseguita anche solo su
zone parziali se limitate.
-preparazione della superficie alla nuova laminazione
che sarà eseguita con uso di resina epossidica ed uso
di ≥ 2 tessuti di vetro da 180/220 gr/mq.
Ideale sarebbe ricorrere alla tecnica del vuoto per
uniformare l’adesione del nuovo laminato strutturale.
-Carteggiare/sgrassare la superficie finita in epoxy.
– Applicare 2 mani di MISTRAL Primer/Boero.
– Applicare 2 mani antivegetativa.
Barca pronta per navigare.